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Miracoli e reliquie a Santa Maria la Real a Nájera

Santa María la Real a Nájera è una chiesa leggendaria, strettamente legata alla figura di García Sánchez III, re di Pamplona e Nájera (1035-1054), conosciuto come "el de Nájera" perché vi era nato e ci viveva con la sua corte. Nelle cronache giunte fino a noi, si parla di un personaggio aitante e di bella presenza: alto, forte e biondo. Ebbe otto figli dalla moglie, la regina Estefania, ed altri due figli al di fuori del matrimonio.

Un giorno, García Sánchez, che cacciava con il falco, osservò il suo predatore mentre inseguiva una pernice: il rapace si infilò in alcuni cespugli. Il re, preoccupato dal fatto che il falco non tornava, andò a verificare tra la fitta vegetazione dove fosse volato il falco. Scoprì una grotta in cui entrò. All'interno della grotta rimase esterefatto: il falco era posato e tranquillo accanto a una pernice, ai piedi di un semplice altare con l'immagine della Vergine con il Bambino Gesù in braccio, ai cui piedi ardeva una lampada dalla luce molto luminosa, vicino a un vaso di gigli bianchi freschi - da quelle parti chiamati terrazas - e una campana.
Il re, commosso da quello che considerava un miracolo, impose all'immagine il nome di Santa María en la Cueva (Santa Maria nella Grotta). Per onorarla adeguatamente ordinò la costruzione di una chiesetta vicino alla grotta, con un monastero e un “ospedale” per i pellegrini del Cammino di Santiago. Decise poi di istituire un ordine militare, fondando il primo ordine militare in Spagna. Lo chiamò come i gigli bianchi del vaso posto ai piedi della Vergine: la Orden de la Terraza, l'Ordine della Terrazza.
Il re arrischiò una campagna militare per la conquista della ricca città di Calahorra nel regno musulmano di Saragozza e, il 30 aprile dell'anno successivo, le truppe del re conquistarono la città musulmana. L'enorme bottino ottenuto permise il finanziamento della costruzione della chiesa e del monastero promessi alla Vergine Maria: il Monastero di Santa Maria la Real, che fu inaugurato a Nájera con grande fasto il 12 dicembre dell'anno 1052.
Alla consacrazione di Santa Maria la Real parteciparono i fratelli del re, il re Ferdinando I di Leon e il re Ramiro I d'Aragona, nonché il conte Ramon Berenguer I di Barcellona, con altri nobili dei quattro regni, assieme ai vescovi di Nájera, Alava e Pamplona.
García Sánchez III decise di riunire lì le reliquie più importanti del regno per incoraggiare i pellegrinaggi. I corpi di Santa Prudenza e di San Vincenzo Martire arrivarono subito al monastero, ma quando toccò al corpo di San Felices (o Félix) de Bilibio iniziarono i problemi. Il vescovo di Alava, incaricato al trasferimento, si recò con un gruppo di cavalieri alla tomba del santo, ma si rese conto che una forza irresistibile lo respingeva dal tumulo e, per far capire che le sacre spoglie non erano del parere di trasferirsi a Santa Maria la Real, scoppiò una terribile tempesta. Il vescovo e i suoi compagni, bagnati e terrorizzati, desistettero e abbandonarono il luogo. Il re però pensò un'alternativa per accrescere la raccolta di reliquie nel suo nuovo tempio. Non potendo avere San Felice, si accontentò di San Millán, che era stato un discepolo di San Felice e che aveva fama di taumaturgo. Per evitare ogni contrattempo, García Sánchez supervisionò di persona il trasferimento il 29 maggio 1053.
Quando la tomba fu aperta, infatti non successe nulla di strano. La reliquia lasciò il monastero di Suso e scese a valle. Improvvisamente, i buoi che trainavano il carro si irrigidirono immobili e non vi fu modo di smuoverli.
Di fronte all'impossibilità di spostare il carro, il re e gli altri presenti conclusero che si trovavano di fronte a un miracolo e rinunciarono a spostare anche le reliquie da San Millán a Santa Maria la Real.
Il re, comunque, decise di ingraziarsi San Millán facendo costruire un monastero nel luogo dove si erano bloccati i buoi. E nacque un grande monastero, come quello di Nájera: il monastero di Suso, dove ancora oggi si conserva il corpo del santo.



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